Come tenere la prima nota in Excel con saldo automatico

Francesca Galli
Guida di Francesca Galli · 7 min di lettura

La prima nota: il diario di cassa di ogni attività

La prima nota è il registro dove annoti, giorno per giorno, ogni movimento di denaro: cosa entra, cosa esce, da dove e perché. Non è un obbligo formale come la contabilità ufficiale, ma è lo strumento pratico che ti permette di sapere in ogni momento quanti soldi hai in cassa e in banca. Tenerla in Excel è la scelta più semplice per chi gestisce una piccola impresa, una partita IVA, uno studio professionale o anche solo le finanze di un’associazione.

Nella mia esperienza, la prima nota è il registro che separa chi ha il controllo da chi a fine mese non sa spiegarsi dove siano finiti i soldi. In questa guida costruiamo una prima nota in Excel che si tiene aggiornata da sola: tu inserisci i movimenti e il saldo si ricalcola riga per riga, senza mai doverlo sommare a mano. Vedremo anche come tenere distinte cassa e banca e come far quadrare il foglio con il saldo reale.

Le colonne essenziali

Una prima nota ben fatta non ha bisogno di decine di colonne. Ecco un esempio con movimenti reali di una piccola attività, in formato gg/mm/aaaa ed euro con la virgola decimale:

Data Descrizione Entrata Uscita Saldo
02/03/2024 Incasso cliente Bianchi 1.200,00 € 1.200,00 €
05/03/2024 Pagamento fornitore Rossi 350,00 € 850,00 €
08/03/2024 Versamento IVA 22% 264,00 € 586,00 €
12/03/2024 Incasso fattura n. 14 610,00 € 1.196,00 €

Separare entrate e uscite in due colonne distinte, invece di usare un’unica colonna con numeri positivi e negativi, rende la lettura più immediata e i totali più semplici. La colonna Saldo, l’ultima, è quella che faremo calcolare in automatico.

Il saldo progressivo

Il cuore della prima nota è la colonna del saldo, che deve aggiornarsi a ogni riga. La logica è: saldo precedente, più le entrate di questa riga, meno le uscite. Se le entrate sono in colonna C, le uscite in D e il saldo in E, nella prima riga di dati (riga 2) parti dalla semplice differenza tra entrata e uscita:

=C2-D2

Dalla seconda riga in poi (riga 3) la formula richiama il saldo della riga sopra e gli somma il movimento corrente:

=E2+C3-D3

Trascinando questa formula verso il basso, ogni riga mostrerà il saldo aggiornato fino a quel movimento. È esattamente come l’estratto conto della banca, ma costruito da te. Nell’esempio della tabella, dopo l’incasso da 1.200,00 € e il pagamento da 350,00 € il saldo scende a 850,00 €, e così via.

Saldo cumulato con riferimento misto

Un’alternativa elegante alla catena riga-per-riga è il saldo cumulato, che somma tutte le entrate e le uscite dall’inizio fino alla riga corrente usando un riferimento misto. In E3 scrivi:

=SUM($C$2:C3)-SUM($D$2:D3)

Il dollaro blocca l’inizio dell’intervallo, mentre la fine scorre con la riga. Il vantaggio è che, se cancelli il contenuto di una cella, la catena non si spezza come accade con il metodo precedente.

Proteggere le righe vuote

Se trascini la formula su molte righe in anticipo, quelle vuote ripeteranno l’ultimo saldo o mostreranno valori strani. Per un risultato pulito, fai apparire il saldo solo quando c’è un movimento, usando la funzione SE per controllare entrata e uscita, e avvolgi il tutto nella funzione SE.ERRORE per non mostrare mai messaggi di errore:

=IFERROR(IF(AND(C3="",D3=""),"",E2+C3-D3),0)

Il foglio resta ordinato anche se predisponi centinaia di righe in anticipo.

Cassa e banca distinte

Cassa contanti e conto bancario sono due “portafogli” diversi e vanno tenuti separati, altrimenti il saldo non significa nulla. Il modo più semplice è aggiungere una colonna “Conto” con le voci Cassa o Banca, e poi calcolare il saldo di ciascuno con la funzione SOMMA.SE. Per il saldo di cassa, supponendo la colonna Conto in B:

=SUMIF(B:B,"Cassa",C:C)-SUMIF(B:B,"Cassa",D:D)

In questo modo sai sempre quanti contanti hai nel cassetto e quanto c’è sul conto, separatamente. È la prima cosa che controllo quando una PMI mi dice che “i conti non tornano”: quasi sempre cassa e banca erano mescolate nello stesso saldo.

I totali e la quadratura

In cima al foglio conviene avere tre numeri sempre in vista: totale entrate, totale uscite e saldo finale. Le formule sono semplici somme:

=SUM(C2:C1000)
=SUM(D2:D1000)

Il saldo finale deve coincidere con l’ultimo valore della colonna Saldo. La quadratura vera, però, è con la realtà: conta i contanti nel cassetto e confrontali con il saldo di cassa calcolato; controlla l’estratto conto e confrontalo con il saldo di banca. Se non coincidono, c’è un movimento dimenticato o un importo sbagliato da cercare. Questo doppio controllo è la garanzia che la prima nota “torna” davvero.

Passi numerati per partire

  1. Crea le intestazioni: Data, Conto, Descrizione, Entrata, Uscita, Saldo.
  2. Formatta Entrata, Uscita e Saldo come valuta in euro con due decimali e la virgola.
  3. In E2 inserisci =C2-D2 per il primo saldo.
  4. In E3 inserisci =IFERROR(IF(AND(C3="",D3=""),"",E2+C3-D3),0) e trascina verso il basso.
  5. Aggiungi in alto i totali con =SUM(C2:C1000) e =SUM(D2:D1000).
  6. Imposta una validazione a discesa sulla colonna Conto con le voci Cassa e Banca.
  7. Registra i movimenti in ordine di data e quadra a fine giornata con contanti ed estratto conto.

Errori comuni

Rompere la catena del saldo. Se usi la formula riga-per-riga e inserisci una riga in mezzo, il collegamento al saldo precedente può spezzarsi. Inserisci sempre i movimenti in fondo e poi riordina con il filtro, oppure usa il saldo cumulato con SOMMA, più robusto agli inserimenti.

Mescolare cassa e banca. Un saldo unico che somma contanti e conto non corrisponde a nessun portafoglio reale. Tieni una colonna Conto e calcola i due saldi separati, altrimenti la quadratura è impossibile.

Importi con il segno sbagliato. Mettere un’uscita nella colonna Entrata gonfia il saldo e falsa tutto. Verifica sempre che incassi stiano in Entrata e pagamenti in Uscita; le due colonne distinte servono proprio a non sbagliare segno.

Dimenticare l’IVA separata. Quando versi l’IVA al 22% all’Erario, è un’uscita di cassa a tutti gli effetti e va registrata come tale. Annotarla a parte ti evita di credere di avere più liquidità di quanta ne hai davvero.

Domande frequenti

La prima nota sostituisce la contabilità del commercialista?

No, sono cose diverse. La prima nota è uno strumento gestionale interno per tenere d’occhio la cassa; la contabilità ufficiale segue regole fiscali precise ed è competenza del commercialista. La prima nota, però, gli rende il lavoro molto più semplice e veloce.

Va bene anche per il regime forfettario?

Sì, ed è anzi molto utile. Il forfettario non obbliga a una contabilità complessa, ma sapere giorno per giorno quanta cassa hai è fondamentale per non trovarti scoperto quando arrivano imposte e contributi. La prima nota colma quel vuoto.

Devo tenere prime note separate per cassa e banca?

Puoi tenere due fogli distinti oppure un foglio unico con la colonna Conto e i saldi calcolati con SOMMA.SE. La seconda strada è più comoda perché concentra tutto in un posto, mantenendo comunque i due saldi ben separati.

Ogni quanto va aggiornata?

Idealmente ogni giorno in cui ci sono movimenti. Più passa tempo, più è facile dimenticare un piccolo pagamento in contanti. Pochi minuti al giorno valgono molto più di un’ora a fine mese passata a ricostruire la memoria.

Una prima nota tenuta con costanza è la base di ogni gestione sana. Con un saldo progressivo che si aggiorna da solo, cassa e banca distinte e qualche totale di controllo, Excel ti regala una visione del denaro chiara, immediata e sempre a portata di clic.

Francesca Galli
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Francesca Galli
Redattrice esperta di Excel e produttività

Francesca Galli è redattrice e formatrice specializzata in Excel e produttività per il lavoro. Dopo anni passati a tradurre procedure complesse in istruzioni semplici per uffici amministrativi e studi professionali, oggi cura le guide di Excel Gestione: spiega passo dopo passo come usare ogni modello, cosa inserire e come interpretare i risultati, senza dare nulla per scontato.